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Crescere nel Corpo, nella Mente, nello Spirito

Se vogliamo possiamo ora pensare tutti ad un bambino che conosciamo, un piccolo bambino perchè più è piccolo e più ha conservato il suo nucleo, la sua interezza, è davvero se stesso.
Un piccolo bambino piange perchè vuole la mamma: sta sperimentando forse l'emozione della solitudine o della paura. Piange e lo fa con tutto il suo essere, lo fa con tutto il suo corpo e questo suo pianto è davvero l'espressione di tutto il suo IO.
Il bambino conosce davvero i suoi bisogni in qualsiasi momento: sa perfettamente quando il suo corpo ha fame, quando ha sonno o quando vuole le coccole della mamma e tutto questo è davvero prioritario rispetto a qualsiasi altra cosa e lo chiede e lo esige con tutto il suo essere.


Man mano che cresce, il bambino esprime nuovi bisogni, come il bisogno di conoscere lo spazio e l'ambiente che lo circondano; è davvero grande la sua curiosità, ed è incredibile come, con la sua creatività, riesca a trovare costantemente mille giochi e mille stimoli per la sua crescita e per il suo sviluppo. Il bambino non si annoia mai, sa sempre cosa fare ed è costantemente in contatto con i suoi bisogni. Ogni bambino sperimenta la sua crescita in modo unico e particolare.


Arriva sempre un momento nella vita di ciascuno in cui il sentire, l'unicità e la creatività del bambino si scontrano con le richieste dell'ambiente esterno ed è proprio questo impatto che fa si che il bambino non si senta compreso, capito per quello che realmente è e per quello che sono i suoi bisogni. Per un bambino toccare tutto, per es., è davvero un bisogno perché esprime il suo desiderio di conoscere l'ambiente in cui vive.
Purtroppo le nostre case sono diventate sempre più belle, così succede che al bambino si dica "non fare, non toccare, non andare lì, no, no, no, ....".


Se siamo dei genitori attenti, riusciamo a dirlo con calma e con dolcezza, ma a volte, se siamo stanchi o nervosi per tante altre cose, questo nostro no diventa prepotente ed aggressivo e tutto questo viene recepito dal bambino come "ciò che è importante per me non è buono".
Il bambino comincia così anche a dubitare dei suoi bisogni, dei suoi desideri e di ciò che sente e crescendo diviene sempre più un essere adattato a quelle che sono le esigenze del contesto famigliare e della società in genere, ma sempre più lontano dalla sua consapevolezza che è espressione anche della sua interezza. Essere adattato, gli dà in cambio il beneficio di entrare a far parte del gruppo sociale e di essere così considerato in termini positivi.

Si può quindi dire che più un bambino si adatta e più viene considerato un "bravo bambino", ma tutto questo a scapito della sua creatività e del suo essere unico e speciale.
Il bambino sente allora "non è importante la mia voglia di scoprire" o "non è importante ciò che io
desidero"
, ma invece "è importante essere come vogliono che io sia", perchè in tal modo può ricevere
la gratificazione, le coccole e il consenso di chi gli sta intorno.

Nel processo di "educazione" interiorizziamo anche dei messaggi base negativi che inibiscono le nostre emozioni come " non piangere, non aver paura, sei cattivo quando ti arrabbi con il papà e con la mamma, non sentire," ecc...!!
Tutte queste emozioni che non possono essere espresse, vengono imprigionate nel corpo creando dei limiti che avvertiamo poi con rigidità, dolore, impossibilità di movimento o riduzione dello stesso,
che condizionano a loro volta il nostro modo di porci verso la vita.
Tutti abbiamo detto tante volte "non sono capace di... non riesco a..." magari ancor prima di provare a fare la cosa stessa.

 


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