I
coniugi Goulding, in qualità di importanti promotori
dell'analisi transazionale, hanno formulato con delle frasi semplici
i messaggi che più spesso interiorizziamo da bambini.
Chiamiamo queste frasi "Injunctions" (messaggi base,
impronte)
Interiorizzando questi messaggi base, si attivano dei meccanismi di
risposta, subpersonalità,
vere e proprie strategie di sopravvivenza, che riteniamo più
adatte a fornirci l'affetto e l'attenzione desiderata
Le più importanti sono le seguenti:
- non sei importante;
- non essere te stesso;
- non essere adulto (spesso al più piccolo);
- non essere bambino (spesso al più grande);
- non farcela;
- non appartenerci;
- non venirmi vicino;
- non sentire (non devi arrabbiarti, non devi amare, non piangere,
non avere paura);
- stai attento ...;
- non essere sano;
- non essere.
Kahler,
un altro analista transazionale, ha aggiunto altre frasi che chiama
frasi motrici o incitamenti (counter injunctions). Spesso
ci ricordiamo di queste frasi sentite ripetutamente.
Kahler individua 5 frasi motrici:
- sii perfetto;
- sbrigati;
- sforzati, impegnati;
- accontentami (fallo per me)
- sii forte.
E'
molto efficace tornare al bambino piccolo ferito con la tecnica della
visualizzazione,
per rivedere esperienze dolorose e liberare vecchie emozioni ancorate
nel corpo, sostituendole con sensazioni positive e mettendo una nuova
impronta nel subconscio, che non farà più differenza
tra il vissuto reale e vissuto visualizzato .
In
questo modo si possono sostituire anche quei messaggi base che sono
molto limitanti e che impediscono uno sviluppo armonioso dell'essere.
-
Il primo permesso di cui ha bisogno un neonato è quello
di poter essere, di poter vivere, di poter appartenere a questo
mondo. Al più tardi, nel momento della nascita, il bambino
riceve dei messaggi (quasi sempre non verbali) dai suoi genitori
che gli dicono se essi lo vogliono con loro, se è
un bambino desiderato. Ma se il bambino viene trascurato affettivamente,
lasciato senza attenzione, curato solo superficialmente, meccanicamente,
oppure persino con disgusto, rabbia e disprezzo, allora al bambino
viene negato il diritto di vivere e quindi riceve l'impronta: "non
essere". Il permesso fondamentale di vivere viene ricevuto
nel primo anno di vita, ma l'impronta "non essere" può
essere trasmessa fino alla pubertà, ovvero fino a quando
l'io adulto non è pienamente sviluppato. Può essere
interiorizzato attraverso frasi quali: "Vai via! Non farti
più vedere a casa mia!" oppure "Vorrei che
tu non fossi mai nato" o "Come starei bene senza
di te","Avrei potuto studiare invece di sposare
quello stupido," " non avrei le vene varicose ecc...".
Un bambino che sente messaggi simili o peggiori di questi, non ha
il permesso di vivere e perciò diviene mancante della base
psichica che egli necessita per poter affrontare con successo i
suoi problemi. Quando sarà più grande cercherà,
per esempio, di difendersi o di litigare con altre persone, ma con
la sua impronta di "non essere" cercherà spietatamente
di provare a chi lo circonda che in realtà non dovrebbe esistere.
E' perciò essenziale cercare a fondo la mancanza del
permesso di vivere, specialmente nelle persone depresse, che
faticano a cambiare con la terapia, che sono spesso coinvolte in
gravi incidenti o che soffrono di gravi malattie psicosomatiche
(ulcere, pressione alta, asma, infarti, ecc.) o che soffrono
di tossicomania.
-
Col permesso "puoi essere te stesso", un bambino
di tre anni impara se è maschio o femmina, se ha gli occhi
azzurri o neri e se è giusto così. Le bambine
ricevono spesso un'impronta "non essere tu", se
sono nate al posto dell'erede desiderato. Oppure un maschietto che
viene vestito e cresciuto da femmina, per esempio, perché
ricorda troppo il marito dal quale si ha divorziato, riceve anche
lui l'impronta non essere tu. Persone alle quali vengono
negate le loro qualità, sviluppano velocemente dei meccanismi
emotivi, istintivi come la confusione ("sono sempre così
confusa, distratta"), senso d'inferiorità, insicurezza
o depressioni, spesso presenti negli omosessuali o nei travestiti.
-
Il permesso di poter vivere secondo la propria età non è
scontato che venga dato ad ogni bambino. Genitori che non amano
i neonati ("piangono sempre") o che desiderano
che i bambini smettano di "stargli sul borsello"
(e che incomincino a badare a se stessi e più avanti anche
a loro) danno al bambino un impronta "non essere bambino".
Da adulti questi bambini spesso si lamentano di non avere avuto
una vera infanzia, di non aver potuto giocare e di non essere più
in grado di gioire, di gustare le cose e riferiscono che la gente
li ritiene duri e privi di umorismo (perché hanno negato
la loro parte infantile). Altri bambini ricevono il messaggio "non
essere adulto", perché i loro genitori non sopporterebbero
la loro indipendenza o temono che lascino la casa materna. In questo
caso troveremo la "gioia di mamma" trentenne, a
la cui madre prepara ogni giorno i vestiti puliti ("Anche
se dovrebbe sapere come vestirsi, so io cosa è meglio per
lui").
-
Ogni bambino ha bisogno del permesso di appoggiarsi emotivamente
e fisicamente ad altre persone (specialmente a quelle che gli stanno
vicine). Ma se i genitori sono freddi e se il contatto fisico gli
è spiacevole e ritenuto invadente, i bambini sentono "non
venirmi troppo vicino". Questo messaggio non verbale viene
dato quando i genitori lavorano sodo tutto il giorno e non sono
quasi mai a casa. Spesso al bambino viene fatto anche capire
che l'avvicinarsi a persone del proprio o dell'altro sesso è
pericoloso. Questo potrebbe essere il motivo per cui molti genitori
si lamentano dicendo "Non sopporto quando lui/lei mi abbraccia
sempre o viene nel mio letto...".
-
Ogni bambino ha bisogno del permesso di vivere quello che sente veramente:
gioia, tristezza, paura o rabbia. Se queste emozioni non vengono approvate
il bambino impara a sentire solo quello che ci si aspetta da lui,
seguendo l'impronta "non sentire", sostituendo le sue
emozioni iniziali con dei meccanismi (trovate o trucchi) sentimentali.
Un bambino necessita del permesso di pensare a partire dal terzo mese
di vita. Ogni bambino per sua natura è curioso e porge delle
domande. Non rispondendogli in modo ragionevole e disprezzando le
sue azioni, reazioni e decisioni, gli si dà l'impronta "non
pensare". Più tardi riconosceremo queste impronte
tramite espressioni del tipo "non lo so" oppure "oggi
non riesco a pensare bene". Questi bambini ripetono spensieratamente
tutto quello che sentono, diventando vittime della pubblicità
e, da adulti, aderendo a movimenti in qualità di seguaci, divenendo
anche, nei casi più gravi, un pericolo per la democrazia.
Il permesso di avere successo è necessario per ogni
bambino essendo egli stesso in fase di sviluppo. Il bambino può
ricevere l'impronta "non farcela" qualora i genitori
temano che il loro bambino potrebbe essere più fortunato di
loro, perché con il successo del figlio verrebbero a confrontarsi
con il loro fallimento. L'impronta può essere estesa su tutta
la linea di vita (fallimento completo) o parziale (professione, sport,
sesso, vita coniugale).
Il permesso di essere sano dovrebbe essere il più naturale
nell'educazione dei bambini. Ma le madri troppo timorose corrono dal
dottore per ogni piccolezza. Questo messaggio "non essere
sano" può dare origine a delle persone ipocondriache
le quali stanno male se hanno un giorno nel quale non hanno sintomi
(come il malato immaginario di Molière). Lo stesso messaggio
viene dato in relazione alla salute mentale con delle frasi ripetitive
quali "tu sei scemo, matto, in te c'è qualcosa che
non va" o forzando i bambini verso comportamenti altamente
nevrotici.
L'elenco
delle impronte potrebbe essere continuato, ma secondo
le esperienze concrete le otto elencate sembrano essere le fondamentali.
Di rado queste impronte negative vengono espresse verbalmente, più
facilmente vengono manifestate mediante gesti, sguardi e soprattutto
tramite la mimica dei genitori.
|
|